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Comunicato N°5

REGGIO EMILIA - ITALY 16 - 18 APRILE 2009
www.suinicola.com

La ricerca della maggiore efficienza aziendale passa per la Rassegna suinicola internazionale

Ci si chiedeva quanto sarebbe durato. E in effetti il balzo in avanti delle quotazioni è rientrato e i bollettini si attestano ora su livelli sicuramente meno entusiasmanti. Rimane però, e sembra essere un dato destinato a resistere nel tempo, il calo consistente dei costi delle materie prime alimentari ed energetiche, che stanno già facendo sentire i loro effetti sul costo di produzione.
Insomma ombre e luci.
Certo, come già spiegava nel precedente comunicato il dr. Kees De Roest, del Centro studi economici del Crpa di Reggio Emilia, i movimenti verso l’alto dei prezzi di vendita dei suini erano legati a turbolenze a livello europeo, di difficile decifrazione e ancor più difficile previsione su entità e durata degli effetti. Come si è visto, con l’abbassamento repentino dei prezzi, dopo un paio di mesi su soglie di 1,5-1,6 euro/kg.

Al di là della vicende mondiali, restano comunque sul tappeto i temi e gli interrogativi che caratterizzano la suinicoltura nazionale. Anche dalle risposte che verranno date dipenderà la sostenibilità economica di molte realtà suinicole, se non della stessa filiera. Data la peculiarità della situazione italiana, è chiaro che le soluzioni ai problemi devono essere ricercate e trovate soprattutto qui, in Italia. A livello macroscopico, di filiera, come a livello locale, nel singolo allevamento. A livello nazionale serve un’organizzazione dell’offerta capace di valorizzare la specificità della produzioni Dop e un sistema di quotazioni e pagamenti che sia stimolo per processi virtuosi che premino la qualità; va finalmente trovata la possibilità di entrare, anche con la produzione italiana, nel grande alveo della carne fresca in maniera significativa, allargando gli orizzonti di una suinicoltura come la nostra, legata a doppio filo a produzioni di alto costo. Produzioni destinate principalmente al mercato interno, che, in tempi di crisi dei consumi, difficilmente conosceranno un incremento significativo di richiesta. Di pari passo serve un lavoro tenace per promuovere e sviluppare nuovi mercati all’estero per le nostre eccellenze, unica soluzione per alleggerire il mercato nazionale.

Molto si può fare anche a livello locale, nel singolo allevamento. L’obiettivo deve essere un recupero di produttività capace di abbassare al minimo livello possibile il costo di produzione. Gli esempi di terreni su cui ancora si può migliorare non mancano, e da altre suinicolture si possono trarre spunti interessanti. Ad esempio in termini di svezzati per scrofa, o, per meglio dire, utilizzando un parametro più stringente, di kg di carne prodotti per scrofa. Inutile nascondere che, accanto a realtà di eccellenza presenti anche da noi, il dato medio è ancora basso. Come tutto ciò impatti sul costo di produzione è evidente. A patto che il costo di produzione reale, preciso, lo si conosca: per molte aziende la definizione precisa e puntuale delle varie voci di costo, e il peso di queste nel determinare il costo complessivo, è ancora abbastanza nebulosa. Eppure, in tempi poco generosi come questi, è necessario avere ogni dato e ogni cifra sott’occhio e solo sulla base di questi parametri si possono individuare le soluzioni gestionali più opportune, economicamente rilevanti. I dati di molti studi, ad esempio, indicano come incidano sui risultati economici finali certe patologie ad andamento subclinico. Come valutare l’efficacia di trattamenti sanitari anche costosi o di migliorie ambientali se non si hanno i dati per valutarne l’efficacia sul campo? E come essere certi che il non intraprenderli, a fronte di un apparente risparmio iniziale, non comporti una mancata resa ancora più onerosa?
Anche fuori dall’azienda i problemi non mancano e a tenere banco è sempre la problematica nitrati. La terra per gli spandimenti, specie in certe aree a maggiore densità zootecnica, ha raggiunto prezzi altissimi. Tutto da vedere è poi l’impatto che la quota latte aggiuntiva per l’Italia avrà in termini di maggior numero di capi bovini da latte, quindi più deiezioni, più nitrati e ulteriore pressione sui prezzi della terra in certi distretti. È il caso di analizzare allora con attenzione le varie proposte tecnologiche di abbattimento dei nitrati in azienda, magari in abbinamento alla produzione di biogas.

In una situazione come questa è fondamentale per ogni imprenditore suinicolo un momento di sintesi e approfondimento, come sarà la Rassegna suinicola internazionale di Reggio Emilia, che il prossimo aprile festeggerà la sua edizione numero 50. Un appuntamento fondamentale per tutto il mondo della suinicoltura: allevatori, industrie di settore, mondo della ricerca. Ormai è chiaro che non esistono vie di uscita parziali alla crisi in atto. Serve un’azione di filiera, dove ognuno svolga la sua parte, con un obiettivo comune bene in vista. I tre giorni della Rassegna suinicola internazionale saranno il momento privilegiato per sviluppare questa consapevolezza e tradurla in azioni concrete, sia a livello locale che generale.
Non esserci significherà perdere un’occasione importante. Considerando che stare fermi ad aspettare, in un contesto sempre più competitivo come quello suinicolo, significa dare un vantaggio importante a quelli che già si stanno muovendo.


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Per informazioni, foto, accrediti o altro materiale stampa:
Giampaolo Corradini – Addetto stampa Fiere di Reggio Emilia
Tel 0522/503511; cell 335/6638910;
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Orari:
dalle 9 alle 18