Conferenza stampa di Cia-Confagricoltura-Copagri-Unapros
La chiusura degli allevamenti è perdita
di valori non solo economici
Le rappresentanze dei suinicoltori che hanno organizzato un presidio all'inaugurazione della Rassegna Suinicola Internazionale di Reggio Emilia chiedono un Piano di settore e norme che valorizzino l'allevamento italiano nell'ambito del Made in Italy e lanciano una petizione tra i consumatori.
Il momento per la filiera suinicola è difficile: oltre un anno di crisi sta facendo sentire il proprio peso sugli allevamenti. Per questo stamane, all'inaugurazione della Rassegna Suinicola Internazionale di Reggio Emilia (si tiene dal 16 al 18 aprile) Cia e Confagricoltura nazionali, Copagri regionale Emilia-Romagna e le associazioni di produttori riunite in Unapros (Aps Piemonte – Asser – Assosuini – Assocom – Opas) hanno organizzato un presidio davanti all'ingresso del Centro Fiera per illustrare richieste e problemi, ribaditi poi in una conferenza stampa.
Umberto Borrelli per la Cia ha ricordato che con il Ministro Zaia erano state concordate alcune misure importanti: dalla sperimentazione di un prezzo unico nazionale, al sostegno bancario agli allevamenti, “Ma ad oggi le risposte non sono state attivate”. Intanto i prezzi realizzati dagli allevatori sono addirittura inferiori rispetto ai loro colleghi europei, ma i costi sono di un 20% superiori, e con le banche non solo non sono stati attivati gl'interventi a sostegno, ma “le condizioni sono addirittura peggiorate”.
Maurizio Ferri ed Antenore Cervi a nome delle Associazioni produttori suinicoli hanno sostenuto che nel momento in cui si apriva la Rassegna del cinquantenario, era importante che si parlasse anche della crisi suinicola, ed hanno ribadito le richieste in direzione di maggior tutela della qualità delle produzioni nazionali: maggiore trasparenza sull'origine delle carni vendute ed un provvedimento che leghi i prodotti Dop-Igp della salumeria italiana alle carni prodotte dagli allevamenti nazionali, cosa oggi non obbligatoria. Cervi in particolare ha ricordato che i maggiori costi sono frutto del fatto che in Italia si produce principalmente un suino pesante per salumeria, che arriva a 160 kg e 9 mesi d'età, mentre nel resto d'Europa si macellano animali a 100/110 kg e 6 mesi, e la differenza non è solo d'età ma di qualità e contenuti nutrizionali delle carni.
Guido Zama e Marco Benati di Confagricoltura hanno infine sottolineato che gli allevatori sono l'elemento fondante dell'intera filiera e che se chiudono gli allevamenti si perde un valore economico ma anche di qualità e tipicità.
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